
Trecentocinquantaquattro cubi di cemento prefabbricato impilati come un gioco di costruzioni gigante, eppure ogni angolo rivela una logica precisa, quasi poetica. Habitat 67 sorge sulla penisola di Cité-du-Havre, affacciato sul fiume San Lorenzo, ed è impossibile non fermarsi a guardarlo la prima volta che appare all'orizzonte guidando lungo l'autostrada Bonaventure. Non assomiglia a nulla di quello che ci si aspetta da un edificio residenziale.

Fu progettato dall'architetto israeliano-canadese Moshe Safdie, che aveva solo ventisette anni quando presentò il progetto come tesi di laurea all'Università McGill di Montreal. L'idea prese forma concreta in occasione dell'Esposizione Universale del 1967, Expo 67, con l'obiettivo di dimostrare che era possibile costruire abitazioni urbane che unissero i vantaggi della vita in condominio con quelli della casa privata: luce, aria, spazio esterno. Ogni appartamento ha il proprio giardino pensile, ricavato sul tetto dell'unità sottostante.
Un esperimento che è diventato casa

Quello che rende Habitat 67 straordinario non è solo la sua forma, ma il fatto che sia ancora abitato. I 148 appartamenti unici, nessuno identico all'altro, ospitano residenti reali che vivono in questo monumento dell'architettura moderna come se fosse semplicemente il loro palazzo. Dall'esterno si possono osservare i terrazzi verdi, dove le piante crescono sulle solette di cemento, e indovinare la vita privata che scorre dietro quelle finestre angolate.
La struttura fu realizzata assemblando i moduli prefabbricati in cantiere, una tecnica allora rivoluzionaria che Safdie immaginava potesse essere replicata in tutto il mondo per risolvere la crisi abitativa urbana. Quel futuro non arrivò mai nel modo in cui era stato sognato, ma Habitat 67 rimase come testimonianza concreta di una visione: dimostrare che il cemento può respirare, che la standardizzazione industriale può generare varietà invece di uniformità.

Cosa osservare durante la visita
Le visite guidate esterne si svolgono regolarmente e permettono di camminare intorno alla struttura accompagnati da una guida che spiega la logica costruttiva dell'edificio. Da vicino si notano dettagli che dalla strada non si colgono: le connessioni tra i moduli, i percorsi pedonali sopraelevati che collegano i diversi blocchi, e soprattutto i giardini pensili, alcuni curati con piante e fiori, altri più essenziali, ciascuno che racconta qualcosa del suo proprietario.

Guardando la facciata dal basso, si capisce come Safdie abbia risolto il problema dell'ombra: ogni unità è arretrata rispetto a quella sottostante, garantendo che il sole raggiunga ogni terrazzo. La cascata di cubi scende verso il fiume con una geometria che cambia aspetto a seconda del punto di osservazione — frontale, laterale, dal lungofiume — come se l'edificio si trasformasse mentre ci si muove intorno ad esso.
Come arrivare e consigli pratici

Habitat 67 si trova al 2600 di Avenue Pierre-Dupuy, sulla penisola di Cité-du-Havre, a circa quindici minuti in auto dal centro di Montreal. Non è servito direttamente dalla metropolitana, quindi il modo più comodo per arrivarci è in taxi, in auto o in bicicletta percorrendo la pista ciclabile che costeggia il San Lorenzo. In estate, alcune linee di autobus stagionali possono avvicinarsi all'area.
Il momento migliore per visitarlo è la mattina presto, quando la luce del sole colpisce i cubi di cemento da est e le ombre tra i moduli diventano più profonde e drammatiche. Le visite guidate esterne partono tipicamente nei mesi più caldi e durano circa un'ora; è consigliabile verificare i dettagli aggiornati sul sito ufficiale o contattare direttamente la struttura prima di pianificare la visita. L'accesso all'interno degli appartamenti non è consentito al pubblico, trattandosi di residenze private.
Perché vale il viaggio
Habitat 67 non è un museo, non è un monumento commemorativo, non è un edificio abbandonato al suo passato. È un luogo vivo, che continua a fare quello per cui è stato costruito: ospitare persone. Questa è la sua forza più sottile e più potente. Mentre si cammina lungo il perimetro e si osservano i terrazzi con le piante, i panni stesi, i mobili da giardino, si ha la sensazione concreta che un'idea nata su carta da un giovane studente negli anni Sessanta abbia resistito al tempo nel modo più semplice possibile: funzionando.
Per chi si interessa di architettura, Habitat 67 è una tappa obbligata non perché sia famoso, ma perché è fisicamente comprensibile: stando davanti a esso si capisce il ragionamento costruttivo, si vede la soluzione ai problemi che Safdie stava cercando di risolvere. Non è necessario leggere un libro per capirlo. Basta guardarlo da angolazioni diverse e lasciare che la geometria parli da sola.
