La strada che scende verso la valle di Theth è già di per sé un'esperienza: chilometri di tornanti sterrati che attraversano il Passo Valbonë, con pareti rocciose che si stringono intorno all'auto e precipizi che si aprono senza preavviso sul lato opposto. Quando finalmente la valle si apre davanti agli occhi, con le sue cime che superano i 2.500 metri e il torrente Shala che scorre tra prati di un verde intenso, si capisce perché questo angolo delle Alpi Albanesi — localmente chiamate Bjeshkët e Namuna, ovvero le Montagne Maledette — attira sempre più escursionisti da tutta Europa.
Theth è un villaggio nel distretto di Shkodër, nel nord dell'Albania, incastonato all'interno del Parco Nazionale di Theth, istituito ufficialmente nel 1966 e che si estende su circa 2.630 ettari. Nonostante la sua storia come area protetta sia lunga quasi sessant'anni, il parco è rimasto a lungo isolato dal turismo di massa, preservando un ecosistema di straordinaria integrità dove la presenza umana si misura ancora in decine di famiglie e non in migliaia di visitatori.
Un ecosistema alpino quasi intatto
La biodiversità del parco nazionale di Theth è il risultato diretto del suo isolamento geografico. Le foreste di faggio e abete che ricoprono i versanti più bassi ospitano lupi, orsi bruni, linci e cinghiali — una fauna che in gran parte dell'Europa occidentale è ormai un ricordo. L'orso bruno in particolare è ancora una presenza reale in questa zona, non una rarità da cercare: i segni del suo passaggio — tronchi graffiati, tracce nel fango vicino ai torrenti — si trovano con relativa facilità lungo i sentieri meno frequentati.
Salendo di quota, le foreste lasciano spazio a pascoli alpini dove in estate si vedono ancora le greggi portate in quota dai pastori locali secondo pratiche di transumanza che si ripetono da secoli. Tra i cespugli di ginepro nano e le rocce calcaree modellate dai ghiacciai pleistocenici, fioriscono specie endemiche dei Balcani che non si trovano altrove. I botanici che visitano il parco segnalano regolarmente la presenza di orchidee selvatiche nei prati umidi vicino al torrente Shala, visibili soprattutto tra maggio e giugno.
La Kulla: una torre che racconta la storia del sangue
Nel mezzo di questo paesaggio naturale si trova uno degli elementi architettonici più particolari dell'intera regione: la Kulla di Theth, una torre in pietra costruita presumibilmente nel XV secolo e utilizzata come rifugio per gli uomini coinvolti nelle faide di sangue regolate dal Kanun, il codice consuetudinario albanese. Chi era oggetto di vendetta poteva rinchiudersi nella torre — le pareti spesse e le feritoie la rendevano praticamente inespugnabile — e uscire solo di notte o mai, a seconda della gravità della disputa.
La torre è visitabile e si trova a pochi minuti a piedi dal centro del villaggio. Dall'esterno si notano immediatamente le feritoie strette nel muro di pietra calcarea, orientate in modo da permettere di osservare l'esterno senza esporsi. L'interno è sobrio e buio, con spazio appena sufficiente per pochi uomini. È uno di quei luoghi dove il paesaggio naturale e la storia umana si sovrappongono in modo inaspettato.
Camminare tra le cascate e i canyon
Il sentiero più percorso del parco porta alla Cascata di Grunas, una caduta d'acqua che durante la stagione delle piogge e dello scioglimento delle nevi — tra aprile e giugno — raggiunge portate spettacolari. Il percorso è moderatamente impegnativo e richiede circa un'ora e mezza di cammino andata e ritorno dal villaggio. In estate l'acqua si riduce ma il canyon che la cascata ha scavato nel calcare rimane scenograficamente notevole.
Per gli escursionisti più esperti, il collegamento tra Theth e la valle di Valbonë attraverso il Passo Valbonë è considerato uno dei trekking più belli dei Balcani. Il percorso richiede una giornata intera di cammino — mediamente sei o sette ore — e attraversa ambienti molto diversi tra loro, dai boschi di faggio ai ghiaioni d'alta quota.
Come arrivare e quando andare
La stagione migliore per visitare Theth va da giugno a settembre. In inverno la strada di accesso è spesso chiusa per neve e il villaggio rimane isolato per settimane. La via più comune per arrivarci parte da Shkodër, da dove partono furgoni condivisi — i furgon — che percorrono la strada di montagna in circa tre ore, a volte di più in caso di pioggia o traffico sul percorso sterrato.
L'alloggio è quasi esclusivamente in guesthouse familiari gestite dagli abitanti del villaggio: strutture semplici ma autentiche, dove la cena è spesso inclusa nel prezzo e i prodotti vengono dall'orto o dall'allevamento di famiglia. I prezzi si aggirano tipicamente tra i 20 e i 35 euro a notte con mezza pensione, anche se possono variare. È consigliabile prenotare in anticipo tra luglio e agosto, quando i posti si esauriscono rapidamente.